Vaccini ai militari: le conclusioni della Commissione d’inchiesta sull’uranio

Con dieci voti a favore e due contrari è stata approvata qualche giorno fa la relazione finale della Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito (in allegato). Gli esperti ascoltati hanno riconosciuto il nesso tra esposizione all’uranio impoverito e tumori. Nella relazione si parla anche dei vaccini somministrati ai militari. Un capitolo è infatti dedicato agli “Effetti delle modalità di somministrazione dei vaccini sui militari”.

In particolare si fa riferimento ai rischi derivanti dalle vaccinazioni multiple, si evidenzia che non sempre è stata eseguita l’analisi pre vaccinale del militare sottoposto e si sottolinea che alcuni medici vaccinatori, con preoccupante ricorreznza, non si attengono nel somministrare i vaccini alle norme di precauzione indicate dalle linee guida”.

La Commissione spiega che “l’adozione di pratiche come le vaccinazioni multiple compresse può rappresentare, di per sé, un rischio per la salute” in quanto:

– “la quantità cumulativa dei vari componenti dei vaccini eccede il limite permesso per l’autorizzazione all’immissione in commercio del singolo vaccino”;
– “le ipersensibilità indicate nei dossier di registrazione e allegati tecnici ai vaccini anche solo singolarmente considerati confermano la necessità delle analisi pre vaccinali”;
– “le reazioni avverse indicate nei dossier di registrazione e allegati tecnici ai vaccini anche solo singolarmente considerati confermano la necessità di una valutazione dei rischi personalizzata sulla profilassi vaccinale e la necessità di un monitoraggio periodico a lungo termine su ogni singolo vaccinato”.

“Fermo restando quanto sopra – si legge nella relazione – la Commissione conferma ancora una volta le conclusioni già evidenziate dal Progetto SIGNUM, nonché dal lavoro del Prof. Nobile sulla Brigata Folgore – per quanto riguarda la necessità di non somministrare contemporaneamente più di 5 vaccini monovalenti monodose sui militari: tale modalità di inoculazione appare, dunque, la più corretta per evitare l’insorgere di reazioni avverse.

Infatti la Commissione, nell’ambito della sua attività di indagine, ha preso conoscenza di casi in cui si erano manifestate reazioni avverse in seguito alle vaccinazioni, con l’instaurarsi di patologie autoimmuni o neoplastiche sopravvenute, in una parte di popolazione militare non sottoposta a fattori di rischio diversi da quelli vaccinali”.

Nel corso della sua indagine, come si legge nella relazione, la Commissione ha anche provveduto a sentire alcuni militari affetti da patologie contratte in servizio, al fine di acquisire utili elementi informativi così come i genitori di alcuni di loro risultati deceduti: “in particolare si segnalano la vicenda del Caporale Maggiore F.R. (deceduto dopo quattro anni dall’arruolamento per linfoma di Hodgkin senza essere stato mai inviato in missione); quella del già Caporal Maggiore G.T., arruolato nel 1999 e in congedo dal 25.11.2000 dichiarato “permanentemente non idoneo al servizio militare incondizionato” perché affetto da linfoma di Hodgkin (tipo sclerosi nodulare in stadio clinico II A) e quella del soldato semplice D. G., congedato dopo poco più di sei mesi dall’arruolamento, avvenuto l’8 febbraio 2007, a seguito di grave astenia e deperimento fisico iniziati il giorno stesso della vaccinazione multipla, avvenuta il 19 giugno 2006”.

“Dalle loro testimonianze si sono tratti significativi elementi a conferma che non sempre sia stata richiesta, analizzata o comunque approfondita, da parte del medico vaccinatore l’analisi pre-vaccinale del militare sottoposto e analogamente è emerso, con preoccupante ricorrenza, che alcuni medici vaccinatori non si attengono nel somministrare i vaccini alle norme di precauzione indicate dalle Linee Guida del 14 febbraio 2008”.

Nella relazione la Commissione riferisce di aver ricevuto “nel mese di novembre 2017 la documentazione richiesta ad AIFA nella primavera 2016, riguardante le specifiche tecniche, gli studi di sicurezza e la composizione dei vaccini, comprensivi degli elementi sottosoglia”. Tale documentazione, tuttavia, “appare incompleta, sotto diversi aspetti: alcuni vaccini non contengono tutta la documentazione richiesta e per alcune malattie manca il vaccino corrispondente. Tuttavia, i dati ricevuti risultano essere di enorme interesse ai fini dell’attività della Commissione”.

Tra le carenze rilevate nel documento si fa inoltre riferimento alla seconda fase del progetto Signum, che prevede l’osservazione longitudinale della coorte di militari in esame per almeno dieci anni, con controlli eseguiti a cadenza annuale, al fine di valutare l’esposizione a genotossici ambientali e l’eventuale presenza di marcatori di un danno a carico del Dna. Come sottolinea la relazione, nell’ambito del progetto “sono stati reclutati in tutte le Forze Armate solo 981 militari: 14 appartenenti all’Aeronautica Militare; 150 della Marina Militare, 187 all’Arma dei Carabinieri; 630 all’Esercito e 94 congedati. Di questi, solo 644 in tutto, ossia il 65,6%, hanno dato adesione ad essere sottoposti al followup, e più precisamente 480 Militari su 981 nel 2005; 385 nel 2006; 388 nel 2007; 181 nel 2008 e via via sempre meno fino al numero di 98 nel 2014, secondo il grafico che si riporta di seguito”.

Pertanto, “alla luce di questi dati la Commissione ha dovuto riscontrare l’impossibilità di giungere a conclusione precise a causa della loro insufficienza. Mancavano inoltre tutti i dati relativi ai soggetti congedati e i dati anagrafici dei militari della coorte di studio, nonché i dati sulle vaccinazioni multiple per ogni militare e i relativi effetti sul DNA per ogni singolo militare malato”.

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