Vaccini con cellule di feti abortiti: aumentano casi di autismo

Continua l’aumento dei casi di autismo e simili disordini
nei bambini. Si sospettano gli additivi tossici nei vaccini,
principalmente il mercurio (tiomersal) usato come conservante, i sali di
alluminio e altri ‘coadiuvanti’, cioè sostanze aggiunte per stimolare
la produzione di anticorpi, ma finora nessuno poteva provare un nesso
causale tra questi ingredienti tossici e l’aumento vertiginoso delle
malattie del sistema nervoso avvenuto solo negli ultimi decenni.

Da circa un anno a questa parte, qualcosa sta cambiando. Nel luglio 2009
la D.ssa Theresa Deisher, fondatrice e presidente del Sound Choice
Pharmaceutical Institute,
annunciò di aver forse trovata la chiave
per svelare il mistero: feti umani abortiti usati nella
produzione dei vaccini.

Nel 1979, la produzione del vaccino trivalente morbillo, parotite,
rosolia (MPR) passò dall’uso di cellule animali all’uso di cellule
provenienti da feti umani abortiti. A seguito, negli anni ’80, si è
visto un vertiginoso aumento dei casi di autismo, prima negli Stati
Uniti e dopo in Inghilterra e nel resto del mondo.

Un nuovo studio presentato nel maggio del 2010 al Meeting
Internazionale per la ricerca nell’autismo
documenta la
connessione. “La correlazione temporale tra l’introduzione nei vaccini
di DNA dai feti abortiti e gli aumenti di autismo è evidente. Le
statistiche la mostrano nel corso di decine di anni e in diversi
continenti. La correlazione temporale è più significativa di quella del
mercurio,” dice la D.ssa Deisher, aggiungendo che il mercurio non mostra
questa correlazione temporale con i recenti forti aumenti dei casi di
autismo.

L’uso di cellule provenienti dai feti implica la presenza residuale
di DNA umano nei vaccini. I frammenti residuali di DNA umano possono
migrare fino al cervello dove, con un processo chiamato ricombinazione
omologa, si uniscono al materiale genetico del bambino vaccinato. Il
sistema immunitario del bambino riconosce il DNA estraneo proveniente
dai vaccini. Dato però la stretta somiglianza di questo DNA a quello
proprio, il sistema può cominciare ad attaccare le cellule del proprio
corpo – innescando una malattia autoimmune.

La pericolosità dei frammenti di DNA umano è dovuta al fatto che la
probabilità di ricombinazione di questi frammenti con il materiale
genetico di chi è stato vaccinato è un miliardo di volte più alta di
quella che sarebbe con l’uso di cellule animali. Inoltre, parecchi dei
siti preferenziali di ricombinazione sarebbero nei cromosomi X, in siti
associati all’autismo.

Dati questi pericoli, l’unico ragionevole modo di procedere è l’immediata
sospensione dell’uso di cellule umane
nella preparazione dei
vaccini, così come una generale rivalutazione scientifica della pratica
vaccinale.

Fino ad oggi, mancano studi sulla efficacia e l’innocuità dei vaccini
a lungo termine. Perciò è urgente che si inizino studi clinici sugli
effetti a lungo termine delle vaccinazioni, comparando popolazioni
vaccinate con quelle non vaccinate.

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