Vaccinazioni. Fatti e misfatti nel Galles

L’antefatto

Il Regno Unito di Gran Bretagna ha stabilito di aggiornare il calendario vaccinale. Il nuovo programma, che costerà circa 100 milioni di sterline (circa 120 milioni di euro) prevede che tutti i bambini siano vaccinati contro l’influenza stagionale attraverso uno spray. A iniziare saranno circa 650mila bimbi intorno a due anni, già dal prossimo settembre, poi toccherà a tutti quelli in età scolare entro il 2015. Per i neonati sotto i quattro mesi invece arriverà il vaccino contro il rotavirus, la più comune delle gastroenteriti dell’infanzia. Quasi tutti i bambini la contraggono nei primi cinque anni di vita; nei casi più gravi si cura con terapia reidratante per fleboclisi. Una campagna straordinaria è stata lanciata il 25 aprile per vaccinare e rivaccinare tutti i bambini contro il morbillo: non è mai troppo tardi per vaccinarsi. L’obiettivo è vaccinare almeno un milione di bambini tra i 10 e i 16 anni

Il fatto

Le strategie pubblicitarie sono inesauribili. Cosa c’è di meglio che far diventare qualche caso di morbillo, assolutamente nella norma per diffusione e gravità (tanto che il sito dell’OMS non ne dà praticamente alcun rilievo) in una spaventosa epidemia?

Questi sono i dati ufficiali riportati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel 2012 nel Regno Unito sono stati 1083 i casi di morbillo dichiarati, contro i 5188 casi italiani, ma le prime pagine dei nostri giornali hanno bucato la notizia. Oggi raccontano spaventati la “terribile” epidemia del Galles, che così terribile non appare se nel mese di gennaio a fronte di 58 casi segnalati, erano appena 10 quelli confermati in laboratorio , 8 i casi confermati nel mese di febbraio (su 86 notifiche), e 8 nel mese di marzo (su 304 notifiche).

Il fenomeno della sovrastima è noto: durante una epidemia è molto probabile che siano diagnosticati come morbillo anche malattie differenti. Durante una precedente epidemia in Inghilterra su 589 casi di diagnosi clinica (cioè con la visita e l’osservazione del paziente) in cui si è cercata la conferma in laboratorio che si trattasse proprio di morbillo, questa certezza si è avuta solo 8 volte: il tasso di sovra-diagnosi è stato del 7400%.

Di questa epidemia sappiamo che i bambini più colpiti sono i ragazzi tra i 14 e i 15 anni. Nel 2003, quando avevano 5 anni il 92% di loro è stato vaccinato con la seconda dose del trivalente. La malattia colpisce meno i ragazzi tra i 9 e i 10 anni di età, nonostante la copertura vaccinale all’età di cinque anni era inferiore (tra l’85 e l’87% ). Come si può vedere dalla tabella, la copertura in Inghilterra per 2 dosi di vaccino è intorno al 94% e anche negli anni di minore vaccinazione sono stati vaccinati l’87% dei bambini. Ma non sembra essere sufficiente: occorre una terza somministrazione in età adolescenziale, per ora. In futuro si vedrà…

Quello che non sappiamo, ad oggi, è il numero dei malati precedentemente vaccinati. In nessun sito appare questa informazione. Apporranno il segreto di stato?

Il misfatto

E’ la campagna di stampa che, mescolando cifre reali a proiezioni fantasiose, dipinge il morbillo come una terribile malattia. Non se ne distingue la pericolosità tra i bambini denutriti e immunodepressi (per questo è elevata la mortalità tra i bimbi africani) e il basso indice di complicanze tra chi gode di buona salute, vive in condizioni igienico-sanitarie soddisfacenti, ed ha facile accesso alle cure mediche. E’ lo sfruttare una notizia per diffondere la paura tra i genitori, che devono poter scegliere liberamente se vaccinare i propri figli. E’ la propaganda alla vaccinazione non ricordando mai che i vaccini sono farmaci, e che pertanto possono avere affetti collaterali e causare reazioni avverse anche molto gravi. Guai a chi fornisce questa informazione.

Fonte: eugenioserravalle.it

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