Vaccinare contro il Papillomavirus? Quello che dobbiamo sapere prima di decidere

Sebbene a partire dal 2006 le ditte produttrici stiano portando avanti a livello governativo e dei mass media una massiccia campagna di promozione delle vaccinazioni contro il Papillomavirus, la comunità scientifica internazionale è tuttora divisa in favorevoli e contrari al vaccino anti-HPV. 

Considerata la complessità di tale scenario, come possono i genitori delle dodicenni (proprio alle ragazze di questa età è rivolta la vaccinazione) compiere una scelta consapevole per la salute delle proprie figlie?

Due esperti in materia di vaccinazioni pediatriche, il Dr. Roberto Gava, specialista in farmacologia e tossicologia, e il Dr. Eugenio Serravalle, specialista in pediatria, sono gli autori del libro Vaccinare contro il Papillomavirus? , un testo nato per fornire ai cittadini e a tutti gli operatori sanitari un’informazione aggiornata e indipendente sui vantaggi e i limiti di tale vaccinazione.

Nel testo i due medici analizzano un insieme di varianti quali il rischio effettivo di infezione, i dati epidemiologici e la patogenesi del virus. Vengono inoltre prese in considerazione situazioni molto utili per valutare la questione: rapporti sessuali, gravidanza, diagnostica del carcinoma uterino (e Pap-test), norme igieniche ecc. I due autori illustrano quindi gli studi di efficacia del vaccino, i suoi effetti indesiderati, le controindicazioni e la durata della copertura.

Particolarmente rilevanti appaiono i dati reali di rischio di sviluppo del cancro conseguente a questa infezione. Come sottolineano i due autori “la maggior parte delle infezioni da HPV (90%) si risolve spontaneamente in circa 12-18 mesi e anche le infezioni ad alto rischio tumorale guariscono da sole senza lasciare conseguenze per la salute della donna nel giro di pochi mesi”.

Nel 10% dei casi, invece, il virus convive per tutta la vita del soggetto che lo ospita senza creare alcun problema (in questi casi il test per l’HPV sarà positivo, ma ciò non significa assolutamente che si formi una malattia e infatti questo gruppo di donne non si ammala e il Pap-test risulta sempre negativo).

Circa l’1% delle infezioni da HPV dà luogo a lesioni precancerose che, se non identificate e/o non opportunamente trattate, in organismi immunologicamente deboli e in una percentuale inferiore all’1% delle donne che le presentano, possono progredire nell’arco di 20-50 anni in tumori cervicali.

A questi dati va aggiunto poi il fatto che gli studi clinici controllati randomizzati riguardo il vaccino HPV non sono, ad oggi, molto numerosi. Proprio per i grossi limiti delle conoscenze disponibili sul rapporto rischio/beneficio di tale vaccino, alcuni Paesi hanno deciso di utilizzare molta prudenza prima di consigliare questa vaccinazione.
Tra i Paesi europei, soltanto otto (Austria, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Norvegia, Spagna e Italia) hanno introdotto, con modalità differenti, questa vaccinazione.

Molti ricercatori sottolineano forti dubbi sulla mancanza di dati definitivi circa l’efficacia nella prevenzione del tumore, sull’opportunità di iniziare una campagna vaccinale di massa, sui costi molto elevati (considerando anche i risultati che si potrebbero ottenere con una maggior diffusione del Pap-test), sull’attività di lobbing e di marketing delle ditte farmaceutiche, sulle implicazioni etiche di una vaccinazione rivolta alle dodicenni per una malattia a trasmissione sessuale, nonché sulla sicurezza a medio e lungo termine del vaccino anti-HPV.

Se da una parte vi sono tante perplessità sulla vaccinazione contro il Papillomavirus, dall’altra esiste senza dubbio una grande certezza: come sottolineano gli autori del libro, “la ‘posta in gioco’, dato che si vogliono trattare le adolescenti e che il vaccino riguarda virus cancerogeni, è troppo elevata”.

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