Morbillo, coperture vaccinali ed epidemie: cosa dicono veramente i dati?

L’ascesa dei “No Vax” ha fatto diminuire le coperture vaccinali e da allora sul nostro Paese si è abbattuta una temibile epidemia di morbillo che ha reso necessaria e urgente l’introduzione di misure forti come l’obbligo vaccinale contro questa patologia e ben altre nove.

Questa, in sintesi, la tesi portata avanti per giustificare la linea politica in tema di vaccini disegnata da Beatrice Lorenzin, ex ministro della Salute, e ricalcata ora da Giulia Grillo che starebbe lavorando ad un “piano straordinario” contro il morbillo per convincere 800.000 giovani adolescenti a vaccinarsi.

Eppure, a ben vedere, questa tanto sbandierata correlazione tra “coperture” ed “epidemie” non regge, come evidenziano i dati dell’Istituto Superiore di Sanità riportati in un articolo pubblicato su La Verità.

“Se è vero che le percentuali di «Copertura» vaccinale contro il morbillo diffuse dall’Istituto superiore di sanità (Iss) sono passate dal 90% del 2012 all’85,2% del 2015 (per poi risalire fino al 91,6% nel 2017), laddove il valore soglia necessario ad arrestare la circolazione del virus sarebbe pari al 95 %, questa facile e pronta correlazione tra coperture ed epidemie merita di essere indagata con uno sguardo più critico”, si legge nell’articolo.

Lo scorso anno nel nostro Paese sono stati segnalati 4.991 casi di morbillo: un numero che fece parlare le autorità sanitarie di “epidemia” e per cui si affermò la necessità di correre ai ripari introducendo provvedimenti restrittivi della libertà di scelta.

Ma andiamo indietro di qualche anno. Nel 2008 l’Italia fu colpita da un’altra “epidemia” di morbillo ancora più virulenta di quella del 2017, con 5.312 casi. In quel caso però la “copertura vaccinale” aveva toccato per la prima volta, il valore massimo che avrebbe preceduto il calo denunciato dal ministero e definito “pericoloso”: il 90,1%. Nel 2011 si verificò un’altra “epidemia” con 4671 casi, ancora con il 90,1% di copertura.

Andando ancora indietro nel tempo, tuttavia, si osserva il fenomeno inverso, con gli 826 casi del 2001 a fronte di una copertura di soli 76,9 punti o poco più avanti, con i 254 casi del 2015 (85,2 punti).

Stando ai dati, insomma, non sembrerebbe sussistere una correlazione tra coperture ed epidemie. E inoltre, pur ammettendo che questi conti tornassero, come giustificare gli altri nove obblighi imposti anche per malattie diverse dal morbillo e poco trasmissibili?

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