Bimbo morto a 5 mesi. Sotto accusa il vaccino esavalente Infanrix-Hexa

Un bimbo di 5 mesi morto sette anni e mezzo fa. La tesi del legale della famiglia è che l’Ass 6 del Friuli Occidentale sia stata la responsabile della morte di Alberto a causa della somministrazione del vaccino esavalente Infanrix-Hexa. Da qui la richiesta di risarcimento del danno avanzata, e al centro nei prossimi giorni di un incontro di mediazione, dalla famiglia per danno biologico, danno morale, esistenziale e da perdita del rapporto parentale per un valore di 3 milioni 486 mila euro.

A darne notizia è un articolo pubblicato sul Messaggero Veneto che ricostruisce la vicenda del piccolo.

Il bimbo era stato soccorso all’asilo nido ed era morto in ospedale dopo vani e disperati tentativi di rianimarlo.
La prima ipotesi avanzata è stata quella di “Morte in culla”. Ad avanzare un’ipotesi differente era stato invece l’anatomopatologo del Santa Maria degli Angeli che nel referto redatto al termine di una lunga serie di esami (di routine in casi come questo, quando non è nota la causa del decesso, avvenuta al Santa Maria degli Angeli dove il bambino era stato condotto dal 118) aveva parlato di compatibilità “con una possibile infezione polmonare virale con interessamento reattivo del sistema linfatico; non è possibile escludere che il quadro infettivo virale non sia stato complicato dagli effetti della vaccinazione esavalente, in considerazione sia del fatto che alcuni dei componenti del vaccino esavalente hanno organi bersaglio analoghi a quelli dei virus probabilmente coinvolti e sia del coinvolgimento insolito di alcuni organi, in particolare il fegato dove sono presenti evidenti aspetti di epatite”.

La sera precedente alla somministrazione della seconda dose del vaccino, il piccolo aveva avuto un episodio febbrile, e un altro era avvenuto una decina di giorni prima. Come spiega il medico legale Angelo Stamile, nella scheda tecnica del farmaco viene precisato che «come con altri vaccini, la somministrazione di Infanrix-Hexa deve essere rimandata nei soggetti affetti da malattie febbrili acute gravi». Stamile segnala poi  che “al momento della vaccinazione di Alberto, non era presente un medico” sottolineando l’importanza della visita prevaccinale che in quel caso non venne eseguita.

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