Alpino morto a 26 anni: il Tar riconosce la responsabilità dei vaccini

“Il Ministero della Difesa ha respinto la mia richiesta tre volte, ma il Tar di Trieste mi ha dato ragione. Ora serve una norma che permetta ai militari di essere riconosciuti come vittime di malattie contratte in seguito ad un errata pratica vaccinale”. È quanto afferma Andrea Rinaldelli, padre di  Francesco Rinaldelli, l’alpino di Potenza Picena, scomparso all’età di 26 anni, a causa di un linfoma di Hodgkin, quando prestava servizio al petrolchimico di porto Marghera.

Il Tar ha accolto il ricorso dei genitori, convinti che la morte del figlio sia stata causata dall’eccessiva somministrazione di vaccini durante il servizio militare. Ad avvalorare la tesi dei genitori di Francesco Rinaldelli è l’immunologo Massimo Montinari secondo cui nei vaccini somministrati ai soldati ci sarebbero stati mercurio e alluminio, che si depositano su alcuni organi indebolendo il sistema immunitario e aumentando il rischio di linfomi e leucemie in presenza di fattori come le onde elettromagnetiche, l’uranio o le sostanze inquinanti. Il fattore scatenante sarebbe stato il benzene respirato a Porto Marghera.

Secondo i familiari dei militari morti sono 3.500 in Italia i casi sospetti. In un caso analogo, il 24 gennaio scorso, il giudice del Tribunale di Ferrara ha riconosciuto il diritto dei genitori di un militare deceduto alla corresponsione di un indennizzo da parte del ministero della Salute riconoscendo la responsabilità dei vaccini.

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